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L’uomo con il sigaro: Red Auerbach

Un uomo che si accende un sigaro come giusto premio per qualcosa di ben fatto: un’immagine comune, da George Peppard nella serie televisiva A-Team, agli astronauti che sbarcano sulla Luna. Questo gesto che a noi sembra così naturale ha un padre: era infatti il modo con cui Red Auerbach festeggiava le sue vittorie alla guida dei Boston Celtics. Quei sigari erano odiati dagli avversari ma così amati dai tifosi bostoniani che si racconta che in alcuni ristoranti sui menù ci fosse scritto: ‘Vietato  fumare, tranne che per Red Auerbach’.

Arnold Jacob Auerbach (detto Red per la sua chioma rossa, che perderà abbastanza presto) nasce a Brooklyn, New York, il 20 settembre 1917 da padre ebreo arrivato negli USA da Minsk e madre americana. Fin da ragazzo si appassiona al gioco della pallacanestro e si distingue nelle file della Eastern District High School fino a guadagnare una borsa di studio alla George Washington University di Washington, D.C..
A Washington inizia la sua carriera di allenatore in un paio di licei locali, prima di arruolarsi e finire a Norfolk, Virginia, ad allenare la US Navy, la formazione della marina americana.
Nel 1946 parte la BAA, ed ai nastri di partenza si schierano anche i Washington Capitols, allenati proprio da Red Auerbach. Leggenda vuole che Red, all’epoca neanche trentenne e senza grandi esperienze, sia andato negli uffici della franchigia ed abbia parlato con il proprietario, dicendogli che lui sarebbe stato l’uomo giusto per guidare la squadra. Allena per tre anni i Capitols, e sono tre stagioni positive, con la ciliegina il terzo anno di una finale persa di fronte ai Minneapolis Lakers dell’immarcabile George Mikan.
Nell’estate del 1949 BAA e NBL decidono di fondersi per creare la NBA: Red chiede al suo proprietario di investire sulla squadra per potenziarla in vista di sfide senza’altro più dure, e di fronte ai ‘no’ che riceve si dimette. Passa ai Tri-Cities Blackhawks, con cui però avrà la sua unica stagione perdente della carriera. A fine stagione il focoso Red si dimette ancora, dopo un litigio con il proprietario.
Nel frattempo Walter Brown, il patron dei Boston Celtics, è alla disperata ricerca di qualcuno che metta in sesto la sua squadra: è una delle peggiori della lega, il pubblico è scarso ed i debiti rischiano di affossare la franchigia. Si guarda intorno e decide alla fine di affidarsi ad Auerbach. Brown non lo sa ancora, ma il loro sodalizio è destinato a rivoluzionare il basket.
La prima mossa è subito uno shock: i Celtics per la prima volta nella storia del draft selezionano un nero, Chuck Cooper (Auerbach in seguito sarà anche il primo allenatore a schierare un quintetto di soli neri); insieme a lui arriva un altro rookie, Bob Cousy, il playmaker che per 13 anni sarà il faro dei biancoverdi.
La squadra fa subito i playoff, e si vedono subito quelle che saranno le pietre angolari del gioco di Red: l’intensità difensiva, l’uso del contropiede, l’invenzione della figura del sesto uomo, il gioco di squadra, il valore dato alla forma fisica. Esce fuori anche il suo carattere irascibile, a causa del quale accumula tecnici ed espulsioni a ripetizione.
Nel corso degli anni successivi i Celtics sono sempre fra le migliori squadre, ed arrivano i giocatori che poi ne faranno la storia: Bill Sharman, Frank Ramsay, Jim Loscutoff, fino ad arrivare al draft del 1956, dove Boston pesca i due lunghi di cui ha bisogno per il salto di qualità definitivo: Tom Heinsohn e Bill Russell.
Proprio Bill Russell sarà il protagonista indiscusso dell’epopea dei Celtics: difensore incredibile, con un’intelligenza cestistica fuori dal comune e grandi mezzi atletici e tecnici e con una voglia di vincere che lo portava a dare sempre ancora più di quel che aveva, formerà con Red un tandem inossidabile, una lunga a
micizia che verrà mantenuta fino agli ultimi giorni del coach.
I Celtics vincono subito il titolo, perdono la finale l’anno seguente contro i Saint Louis Hawks del grande Bob Pettit, ma poi infileranno 8 anelli consecutivi. Cambierà qualche protagonista, si aggiungeranno prima Sam e KC Jones, poi nel 1963 un altro dei grandi miti biancoverdi, John Havlicek. Quello che non cambierà sarà il risultato a fine stagione. E’ in questo periodo che nasce la leggenda del sigaro.
Nel 1966 Auerbach decide di lasciare la panchina e di dedicarsi esclusivamente al ruolo di general manager, e mette Russell a svolgere il doppio ruolo di allenatore/giocatore: Russell è il primo allenatore nero della NBA, e porterà altri due titoli in tre anni. Anche il sostituto di Russell in panchina è un ex giocatore di Red: Tom Heinsohn, ed anche lui riuscirà a vincere due titoli negli anni settanta. Questa è una squadra rinnovata, in cui resta solo Havlicek della vecchia guardia: i nuovi protagonisti sono Dave Cowens, Don Nelson, Paul Silas, Paul Westphal, Don Chaney, tutti giocatori che poi diventeranno grandi allenatori e che indicheranno sempre Red come mentore.
La squadra entra di nuovo nella leggenda grazie allo scontro infinito con i Los Angeles Lakers: est contro ovest, Bird contro Magic, lo showtime contro il celtic pride, l’America s’infiamma e tutta la NBA viene investita da un’ondata di attenzioni che la trasformerà nella macchina da soldi che è tuttora.A fine anni settanta la squadra è vecchia e stanca, e c’è bisogno di rinnovare. Auerbach dimostra ancora una volta di vedere meglio degli altri: al draft del 1978 prende con la sesta scelta Larry Bird, due anni dopo ecco arrivare Robert Parish e Kevin McHale, ed i Celtics sono pronti per dettare di nuovo legge.
Quei Celtics riescono a vincere altri 3 titoli, che portano il totale degli anelli di Auerbach a 16. Nel 1984 Red passa dal ruolo di general manager a quello di presidente ed inizia ad essere un po’ meno coinvolto dai Celtics; non lo aiutano le tragedie di Len Bias e Reggie Lewis, due ragazzi che nel giro di pochi anni muoiono prematuramente, il primo per un problema di droga ed il secondo per una malformazione cardiaca.

Gli anni successivi dei Celtics sono mediocri, con Red sempre più ai margini, anche se sempre pronto a dare consigli, e sempre con in mente il solo obiettivo di vincere: si racconta che una volta Doc Rivers uscendo dagli uffici gli avesse chiesto se aveva bisogno di qualcosa, e che la risposta di Red sia stata ‘Sì, un altro Anello’.
Red Auerbach morirà il 28 ottobre 2006, ma Doc Rivers riuscirà comunque ad esaudire quel desiderio: due anni dopo i Celtics di Pierce, Garnett ed Allen torneranno a vincere il campionato, e renderanno omaggio al grande patriarca accendendosi i suoi sigari per festeggiare.

2 risposte a L’uomo con il sigaro: Red Auerbach

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  • Bostoniano di nascita scrive:

    Giu il cappello davanti all’uomo che ha dato vita forma ed inizio alla più grande era cestistica di tutti i tempi,,,al basket come lo conosciamo oggi…alla mentalità vincente, unica ed inconfondibile di una franchigia che poi e stata ripresa da tante altre squadre anche in europa….giu il cappello…

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