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L’importanza di fare di necessità virtù

Chi lo averebbe detto che in questa strana stagione gli altalenanti e spesso poco convincenti Lakers di Mike Brown avrebbero trovato una certa continuità di rendimento senza la loro stella più importante? Cinque partite e un 4-1 (con squadre di prima fascia) che fa sognare i tifosi losangelini. Stasera i gialloviola, leader della Pacific Division, sono chiamati al rematch con i San Antonio Spurs, freschi di conquista della vetta della Conference, ancora una volta senza Bryant il cui rientro, se le cose continueranno ad andare per il verso giusto, potrebbe avvenire prima dei playoff  (domenica?) solo per consentirgli di riprendere la miglior forma.

La consapevolezza dei Lakers (senza Bryant) ha avuto come punto di inizio proprio la prima gara senza il Black Mamba; con Phoenix i lacustri avevano trovato un buon 48% al tiro ma anche un 1/9 dall’arco. I Lakers giocarono male traditi dagli altri Big che non erano stati in grado di riempire il vuoto di leadership in campo lasciato dall’assenza di Kobe. Chi è abituato a giocare a basket, però, sa che una sconfitta in tali condizioni può rivelarsi o l’inizio del baratro o l’inizio di una nuova fase. I Lakers hanno avuto la bravura di metabolizzare al meglio la battuta d’arresto con Phoenix riuscendo a far trovare ai suoi uomini, fino ad allora spesso deludenti, la loro dimensione, passo che potrebbe, al rientro del capitano, dare alla squadra quell’arma in più durante i playoff quando Kobe, dolore o non dolore, tornerà a giocare.

Tante volte abbiamo criticato Gasol di giocare al di sotto delle proprie possibilità e lo spagnolo ha risposto presentandosi come il migliore delle ultime 4 vittorie (20 punti di media) pur non tirando molto bene fallendo l’obiettivo del 50%. I Lakers però non hanno chiesto a Pau di migliorare immediatamente le proprie percentuali affidandosi a un ritrovato Bynum e a un Sessions in continuo crescendo. Brown ha poi ritrovato in World Peace il miglior Ron Artest quel giocatore in grado di fornire prestazioni convincenti su entrambi i lati del rettangolo di gioco, Matt Barnes è diventata una piacevole costante nelle rotazioni e Blake ha finalmente cominciato a fornire il proprio contributo in attacco.

Non troverete nessun singolo giocatore gialloviola riempire le statistiche che ha lasciato Bryant (al momento candidato a MVP stagionale con 28 punti di media!) ma con il miglioramento netto di tutti non lo stanno facendo rimpiangere. Ora i Lakers sono una minaccia con o senza Bryant in campo. Un dato fondamentale perché un titolo non viene vinto grazie ad un singolo giocatore e anche lo scorso anno Nowitzki ha trovato fior di comprimari ad coadiuvarlo.

Abbiamo spesso criticato Mike Brown per il modo in cui ha gestito i Cavs di LeBron prima e i Lakers di Kobe poi, una mancanza di gioco cronica, troppo schiacciata sulla stella della squadra eppure i Lakers stanno dimostrando di essere una vera squadra (Kobe allenatore compreso). Se al rientro in campo Bryant  dimostrerà di aver acquisito maggior fiducia nei propri compagni i Lakers diverranno finalmente una squadra.

Un campione di sole 5 è decisamente corto per dare verdetti definitivi ma non per questo insignificante: per la prima volta quest’anno i Lakers si ritrovano a essere considerati da tutti come veri contendenti al titolo. E non è un caso che questa squadra sia per la prima volta qualcosa di diverso da Bryant.

I Lakers non sono più forti senza Bryant, ma ora sono migliorati grazie alla sua assenza imparando a fare di necessità virtù.

Fonti: TheHoopDoctors, ESPN, Yahoo!Sports

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