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AAA Orlando Magic cercasi

Stanotte gli Orlando Magic sono chiamati alla difficile sfida di Boston ancora una volta senza Howard che dopo il consulto a Los Angeles per i suoi problemi alla schiena dovrebbe di fatto aver finito la stagione di Superman. Niente playoff quindi per lui.

Strano destino per il lungo di Atlanta che ha rinunciato alla sua opzione di rescissione anticipata per rimanere un altro anno con i Magic, scelta che, al momento, è servita a placare le voci sul suo conto che, però, torneranno all’inizio della prossima stagione ad accompagnare le sorti di giocatore e squadra. Ma stavolta, in questa seconda metà di una soap-opera i Magic non saranno destinati ad un lieto fine. Meglio non pensarci e diciamo anche che più il giocatore è lontano dai campi di gioco e più rimarranno lontane le voci sul suo futuro.

Perché? Semplice, tutti sappiamo cosa possono fare i Magic con Howard, un giocatore in grado di risolvere una partita da solo, ma nessuno di noi sa cosa siano i realmente i restanti $45 milioni di dollari di ingaggi che si chiamano Magic senza Dwight. Delle ultime 9 partite, Howard ne ha saltate 7 durante le quali i suoi compagni hanno firmato uno score non certo brillante di 3-4, un risultato che Howard e i Magic stessi devono capire pienamente dato che una franchigia come quella della Florida, senza spazio salariale, non sarà certamente attrice principale nel mercato free-agent.

Se, senza Howard, la postseason dei Magic si rivelasse un fallimento, allora anche per il front board risulterà difficile non capire che attorno alla superstar della franchigia è stata costruita una squadra non all’altezza e quindi bisognerà che si trovi il modo per cambiare tutto, magari con una trade sul modello Carmelo Anthony.

Viceversa se i Magic mostreranno di essere almeno un po’ competitivi allora Howard avrà tutte le ragioni del mondo per pensarci su 2 volte prima di firmare un lucrativo contratto a lungo termine.

Può non far piacere ma è ora che i Magic escano dall’ombra della propria stella che la finiscano di specchiarsi nello stagno e autocompiacersi: i Magic sono chiamati a trovare una propria identità come hanno saputo fare i Lakers senza Bryant e i Bulls senza Rose, per sé stessi e per Howard…

 

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