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Rendere pan per focaccia

I Lakers battono gli Heat 93-83

Tra i Lakers e gli Heat non è mai corso buon sangue ma la rivalità tra le due franchigie si è pesantemente acuita quando, nel 2004, Shaquille O’Neal, ormai stanco del rapporto conflittuale con Kobe Bryant decise di andare a cercar fortuna in Florida. La sfida di ieri sera, però, se possibile, era ancor più carica di tensioni dopo lo sgradevole incidente dell’All-Star Game di Orlando non più di una settimana fa dove Wade ha provocato la frattura del setto nasale a Bryant, incidente formalmente concluso con le scuse (per a verità, non troppo convinte) di Wade accettate dal Black Mamba. Ma ambienti vicini ai Lakers parlavano di un Kobe inviperito per quanto accaduto e pronto a tutto pur di dare una lezione alla stella di Miami, aggiungete che i Lakers devono fare i conti con la non esaltante statistica che li vede sempre perdenti con gli Heat da quando ci sono i tre tenori e si capisce il perché c’è da attendersi le scintille.

Allo Staples Center, gli Heat, che vengono dalla sconfitta di misura con i Jazz, devono fare a meno di Bosh (terza assenza consecutiva per motivi familiari) mentre i Lakers sono al gran completo. Mentre la difesa di Miami stupisce nel modo in cui riesce a contenere il duo Gasol-Bynum, Spoelstra piazza di nuovo Wade su Bryant mossa che spesso in passato ha fatto la differenza nella sfida tra le due compagini ma che stavolta non paga visto il dente avvelenato del Black Mamba e la serata decisamente no di Wade. Kobe porta spesso il rivale in post basso per poi avere la meglio su di lui. Con queste premesse è inevitabile che sia il capitano dei lacustri a siglare il primo vantaggio dei suoi con un 5/5 dal campo che porta gli uomini di Dan Brown sul 16-9 dopo 6′. Con Bosh out e Wade in serata no, è Lebron a cercare di guidare i suoi ma quelli che sembrano i migliori Lakers di stagione si dimostrano reattivi anche in difesa e chiudono la prima frazione sul +8 (28-20) con Bryant che ne mette 18 (8/10 al tiro).

Al ritorno in campo, la musica non cambia e sono ancora i Lakers a fare la gara: la difesa di Pittman su Bynum non ispira fiducia ai compagni che spesso devono optare per il raddoppio sul lungo giallo-viola, situazione ottimale per gli scarichi sui tiratori  dal perimetro che spesso si trovano in beata solitudine. A metà quarto torna in campo Wade che prova a suonare la carica ai suoi piazzando subito una tripla, Miller si fa trovare pronto sugli scarichi e Miami rimane caparbiamente in gara grazie ai rimbalzi offensivi, ma per i Lakers spunta chi non ti aspetti e Artest (pardon World Peace) guida  al massimo vantaggio i suoi (+16 a 2′ dall’intervallo lungo). A tradire Miami è la panchina che più volte quest’anno ha saputo fornire quei punti che hanno consentito a Miami di portare a casa vittorie complicate. I Lakers vanno al riposo sul +12 (50-38).

Al rientro in campo Spoelstra ripropone un “quintetto basso” con James in ala grande a marcare Gasol che migliora in fase offensiva ma soffre difensivamente su Battier. La tenuta difesiva dei Lakers traballa e quando James mette a referto il punto numero 20 della sua gara Miami si ritrova sul -4 (58-54 dopo 6′). I Lakers tornano a essere quelli impacciati e senza guida di questa stagione, l’assenza di un vero play in grado di dare tranquillità alla squadra si sente tutta e si vede nei troppi palloni persi con Bryant che perde la lucidità del primo quarto e viene ben contenuto da Battier. A tirare via le castagne dal fuoco sono alcuni canestri “episodici” di World Peace (si sempre lui) e alcuni tiri forzati degli Heat che permettono ai Lakers tornare sul +9 alla fine del 3° quarto (71-62) che si chiude con una piccola rissa.

L’ultimo periodo di gioco si apre con quintetti molto rimaneggiati che si eguagliano (79-70 con 6′ da giocare) con Miami che recupera rimbalzi in attacco ma che li sfrutta male segnando pochissimo. Al ritorno in campo di James gli Heat provano a recuperare ma devono fare i conti con un fischiatissimo Wade che, forse innervosito dall’asfissiante difesa di Kobe, spende (piuttosto ingenuamente, ndr) i suoi ultimi 3 falli nel giro di 2 minuti e nella sua metà campo d’attacco ed è costretto ad abbandonare la gara a 5 minuti dal termine. Miami si chiude a riccio e cerca di blindare la difesa ma Bryant, nonostante l’ottima difesa di Battier piazza tre sospensioni che bruciano l’avversario e consegnano di fatto la vittoria ai Lakers. Proprio quando la gara sembra essere saldamente nelle mani dei lacustri ecco che arriva l’ennesimo blackout dei gialloviola che Miami sfrutta tornando a -6 (87-81) ma la scossa di nervi arriva in fretta e limitando alcune disattenzioni i Lakers portano i loro tifosi in visibilio per il 93-83 finale.

Migliori in campo (anche per Dan Peterson): Bryant che supera ancora i  trenta punti (33) e James (25pt, 13rb, 7ast). Wade chiude con 16 punti e 5 assist. Bene Worl Peace che sforna una prova maiuscola (17 punti, 7 rimbalzi) e Bynum (16 punti, 13 rimbalzi, 4 stoppate).

Questi tutti i risultati della notte:

New York KNICKS 111 – Boston CELTICS 115 (OT)
Miami HEAT 83 – Los Angeles LAKERS 93
Golden State WARRIORS 75 – Toronto RAPTORS 83
New Jersey NETS 104 – Charlotte  BOBCATS 101
Los Angeles CLIPPERS 105 – Houston ROCKETS 103 (OT)
Chicago BULLS 96 – Philadelphia 76ERS 91
Sacramento KINGS 88 – Phoenix SUNS 96
Denver NUGGETS 99 – San Antonio SPURS 94

Fonti: YahooSports, Play.itUSA, BasketLive

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