Get Adobe Flash player

Arrivano gli sponsor sulle maglie NBA: cade anche l’ultimo tabù?

Il mondo degli affari è un mondo per squali e avvoltoi, dove i buontemponi e i difensori delle tradizioni sono destinati ad essere inevitabilmente mangiati dagli altri e allora ecco la nuova frontiera del guadagno ad ogni costo: presto potremmo vedere il nome di uno o più sponsor sulle maglie delle squadre della NBA.

No, purtroppo non è uno scherzo e presto potremmo vedere, esattamente come succede nel calcio e nel basket europeo o nella WNBA, altre scritte sulle maglie dei nostri beniamini che non sia quella del nome della franchigia. Che stavolta si faccia sul serio e non si scherzi lo dimostra il fatto che il Board of Governors (il gruppo di rappresentanza dei proprietari delle franchigie, ndr) si riunirà in aprile con all’ordine del giorno di discutere ed eventualmente approvare la faccenda. La notizia ha già suscitato scalpore e disapprovazione nei tifosi statunitensi già piuttosto “straniti” dall’atteggiamento arrogante tenuto dai proprietari durante recente lockout.

La domanda è cosa fermerà questi avidi signori dal guadagnare altre vagonate di milioni vendendo l’ultima parte delle franchigie che ancora non si è chinata al fascino del dio denaro?

Lungi da me voler criminalizzare la pubblicità che, nelle giuste dosi, soprattutto nell’informazione online è una manna dal cielo sia per i lettori (che hanno notizie fresche senza pagare) sia per chi le notizie le dà (che può informare un più vasto numero di appassionati) ma deve esistere un confine che non bisogna travalicare e i loghi pubblicitari sulle maglie della NBA lo supera abbondantemente anzi, lo supera anche solo il fatto che se ne voglia discutere.

Era il 2009 quando Guardoli Rick, Presidente e COO (chief operating officer, una specie di direttore generale) dei Golden State Warriors, siglò un accordo tra le Mercury Phoenix e Lifelock sdoganando, di fatto, le pubblicità sulle maglie delle squadre WNBA e ora a distanza di 3 anni eccolo tornare alla carica stavolta nella NBA.

“Non dico che la questione sia semplice, ma la trovo inevitabile. Dobbiamo trovare solo trovare un accordo sul valore” – Guardoli Rick

Un ottimo esempio per gli appassionati più giovani: tutto ha un prezzo per questi signori forse anche la propria dignità.

Signori proprietari non fate di tutta l’erba un fascio: se sulle maglie delle squadre di calcio di tutto il mondo ci sono degli sponsor (ridicole, ad esempio, sono quelle delle squadre brasiliane dove i giocatori sono dei cartelloni pubblicitari muoventi), a noi, non importa nulla; se le auto della NASCAR o della Formula 1 sono tappezzate di scritte, a noi, non importa un fico secco.

Vedere la NBA è tutt’altro che economico tra League Pass, abbonamenti satellitari (o via cavo), internet mentre moltissimi tifosi scrivono sui blog delle squadre lamentandosi di non potersi permettere i biglietti per vedere una partita dal vivo a causa dei prezzi esageratamente alti (un singolo biglietto per vedere li Heat in scena all’American Airlines Arena costa dai $47 in su, per vedere i Lakers allo Staples Center dove si paga dai $99 ai $545). Ecco il pubblico statunitense è molto ferreo su queste cose, non è affatto disposto a pagare per vedere degli sponsor sulle maglie delle proprie squadre che non sia quello del fornitore delle maglie stesse: non lo fa per la MLB, non lo fa per la NFL e non lo fa per la NBA. Mentre a noi appassionati d’oltreoceano, costretti ad orari improponibili per vedere le gare, la NBA piace così come è, un po’ amarcord, senza sponsor sulle maglie, come è sempre stato.

Intanto, però, questi signori hanno già in mano i piani di marketing a conferma che quella di aprile non è una semplice “chiacchierata informativa”: per PBT il valore di una sponsorizzazione sulle maglie delle squadre NBA dovrebbe fruttare attorno i $31 milioni di dollari in media. Attenzione però, qui si parla di media: chi vorrà sponsorizzarsi sulle maglie dei Sacramento Knicks (o dei Bobcats o degli Hornets) non varrà pagare quanto chi legherà la propria immagine alle maglie degli Heat, dei Bulls o dei Lakers (solo per citarne alcuni), c’è chi parla di uno squilibrio di introiti tra le squadre anche di 60 volte. Questo è il mercato e in un attimo tutto quanto fatto per ridurre il gap economico tra piccole e grandi piazze (lockout, cambiamenti nel contratto collettivo, annullamenti di trade, ecc ecc) andrà a farsi benedire.

Allora cari (avidi) proprietari abbiate il coraggio di parlarne con i tifosi perché ormai sappiamo come agite, ci siamo già passati con i nomi delle arene ne avete parlato nel silenzio generale della stampa ed ecco i risultati non c’è arena che non abbia uno sponsor.

Dopo aver venduto il marchio delle vostre franchigie per ogni tipo di uso, lasciateci almeno la magia senza tempo di continuare a vedere le maglie con scritto il solo nome delle squadre perché tutto ciò che è degno di essere fatto è stato fatto ripetutamente ma dalle cose mai fatte bisognerebbe tenersi molto alla larga.

8 risposte a Arrivano gli sponsor sulle maglie NBA: cade anche l’ultimo tabù?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Trovaci su facebook!

Seguici su Twitter!

Rubriche