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Ora i Knicks hanno bisogno di tempo

Lunedì notte, è stata per i New York Knicks la prima assoluta con in campo i nuovi Big Three della Grande Mela: Carmelo Anthony, Jeremy Lin e Amar’e Stoudemire. Momento magico e solo in parte sgravato dal peso dell’attesa in virtù dell’interruzione della striscia positiva a causa della sconfitta rimediata venerdì notte al Madison Square Garden con New Orleans. Ovviamente se i Knicks si fossero trovati a dover difendere una striscia positiva (guadagnata grazie al nuovo eroe di questa stagione e ottenuta nel momento in cui era lontano dal campo il giocatore che ha infiammato l’immaginazione dei tifosi lo scorso anno) proprio nella partita in cui Melo rientrava in campo, la pressione sul giocatore sarebbe stata davvero enorme.

Pericolo scampato almeno in parte: l’avversario di turno sono i New Jersey Nets, dodicesimo posto nella Eastern Conference, striscia di 8 sconfitte consecutive. Il risultato atteso è sempre la vittoria soprattutto da parte di una squadra costruita (nelle intenzioni) per vincere il titolo. Chiaro che poi, quando le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega, un può di ansia sia comunque salita e alla fine ad arrivare è stata una sconfitta.

Eravamo preoccupati di come il gioco individualista di Anthony si sarebbe conciliato con quello molto più incentrato sul giro di palla di Lin e dopo la sconfitta con i Nets (100-92 il punteggio finale) è normale continuare a porsi delle domande a riguardo; ma la sconfitta dell’altra sera ha anche altre origini che non sia l’incompatibilità del binomio Lin-Anthony?

Anthony ha giocato 37′ (troppi al rientro anche per un grande atleta come Melo, ndr) e ha chiuso la serata con un 4/11 al tiro, (0/0 dall’arco dei 3 punti) distribuendo 6 assist (secondo solo a Lin che ne ha smistati 9) e recuperando 3 rimbalzi. Se confrontiamo tale performance con i valori dei compagni del quintetto base scopriamo che il migliore dal punto di vista dell’efficacia realizzata è stato Chandler (4/5) seguito da Fields (5/10), Stoudemire (7/17) e Lin (7/18). Perciò tra l’efficacia realizzativa del giocaotre del momento (Lin) e quella di Anthony è di un misero 2% che calcolando l’inevitabile “mano fredda” di Melo causa inattività non è proprio un abisso.

Due sono stati i fattori fondamentali che hanno contribuito a spostare le sorti della gara verso Newark:

  1. il tiro da 3: i Knicks non sono stati in grado di controbattere al tiro da tre punti dei Nets che hanno tirato con una precisione quasi chirurgica 15/31 (8 dei quali di Williams) contro uno striminzito 5/21 dei Knicks;
  2. Deron Williams: è stata la prestazione monstre di Deron Williams che con i suoi 38 punti (10/22 dal campo, 8/14 da tre punti) in 33′ di impiego ha spostato l’ago della bilancia e non di poco. Si conferma il mito per cui, nel tempio del Madison, il talento sanguigno dei fuoriclasse emerge in superficie come le bolle di ossigeno di un sommozzatore: lunedì sera è stata la sera di Williams e quando si incontra un giocatore in tale stato di grazia non si può far altro che cercare di limitare i danni (se si è avversari) o applaudire (se si è spettatori).

A prescindere dalla sfortunata coincidenza di incappare nel solito immenso Deron Williams in formato Madison Squadre Garden, il rientro di Stoudemire e Anthony ha portato ai Knicks alcuni problemi.

Lin ha proposto (e imposto) alla squadra senza i due Big un tipo di gioco molto diverso da quello compassato, lento e individualista dei New York pre-esplosione del ragazzo prodotto di Harvard, di origini taiwanesi ma nato a Palo Alto, quindi era logico attendersi un periodo di “rodaggio” per la squadra di Mike D’Antoni. La stagione compressa non aiuta a trovare certi automatismi e per certi versi quella di lunedì sera è stato un modo per cominciare a conoscersi e a non pestarsi i piedi a vicenda e quindi è molto probabile che ci sia un periodo in chiaroscuro di risultati per i Knicks ma potrebbe valere la pena attendere.

Lin, oltre ad essere la più bella storia della NBA degli ultimi anni (come alcuni dei nostri lettori hanno sottolineato), è una risorsa insperata che va valorizzata a dovere, e il suo exploit ha permesso alla squadra di rimettersi in carreggiata dopo essere sbandato pericolosamente. Ora sta ad Anthony essere in grado di mettere a disposizione di questa macchina le sue doti. Se ci riuscirà New York lotterà fino in fondo per qualcosa di più che raggiungere i playoff altrimenti starà alla dirigenza Knicks decidere se affidarsi allo “Yellow Mamba” o al prodotto di Syracuse…

PS: nella stessa gara si è rivisto in campo anche Baron Davis…a volte la troppa abbondanza non è un utile!

Fonti: BasketLive, The Hoop Doctors
Foto: AP Photo/Bill Kostroun

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