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Come può uno scoglio, arginare il mare?

In un campionato così poco prevedibile dove non si delinea una favorita, le certezze sono veramente poche. Prime a pari merito sono Oklahoma e Miami, vicinissima (ad una sconfitta) Chicago, per il resto è bagarre completa.

La squadra più sorprendente è Minnesota che, come ne abbiamo già parlato, sta costruendo un progetto molto affascinante che sta dando i suoi frutti tagliando il traguardo del record 17 vinte/17 perse che sembrava, fino a poco tempo fa, un sogno irrealizzabile. Sta raggiungendo Houston, Memphis, Portland e Denver in ballo per gli ultimi posti nei playoffs a Ovest, e ha tagliato fuori (almeno per ora) le possibilità di Utah che, con un record negativo, sta salutando la compagnia.

Eppure Utah era partita molto bene e con il duo Millsap-Jefferson stava facendo sognare i propri tifosi, in classifica si trovavano stabilmente al quinto posto e i playoffs apparivano raggiungibili. Poi però il giocattolo Jazz si è scontrato contro il talento comunque limitato della squadra mormone. Hanno fatto comunque un gran lavoro e risultano essere una squadra ostica per chiunque, ma il gioco ed il rendimento sta venendo meno.

La poca pericolosità dal perimetro costringe Utah a cercare i due lunghi sopracitati, i quali non stanno reggendo tutto il peso che gli viene caricato sulle spalle. Hanno ottime statistiche, sia chiaro, ma i famosi “numeretti” non contano e la squadra ha bisogno di tiri da tre e di schemi capaci di allargare il campo per far si che, oltre al gioco in post basso, si possano alternare penetrazioni con scarichi facili. Manca moltissimo un play e una guardia da 15 punti a partita che possano dare ai Jazz quello che gli manca, un gioco più equilibrato.

Le dinamiche cestistiche sono praticamente illimitate e non è assolutamente facile leggerle tutte, inoltre il materiale umano su cui si può lavorare è quello e la proprietà degli Jazz non è disposta ad implementarlo, detto ciò ritengo comunque una buonissima squadra a cui, però, mancano un pò di pedine per riuscire a migliorare. L’incontro di ieri notte, contro Minnesota, ha evidenziato ancora di più questi limiti soprattutto perchè i punti dei timberwolves sono arrivati non dal solito Love, ma da Barea, cioè il play campione con Dallas.

Fermare un play di quella caratura non è affatto semplice ed inoltre i Minnesota forse hanno la migliore coppia di play dopo i Clippers (ma Billups è infortunato) e questo ha evidenziato ancora di più il limite degli Jazz. Questa è una squadra che è strata costruita dopo aver perso Deron Willams, Carlos Boozer e coach Sloan in pochissimo tempo, non è semplice ma mi aveva fatto sperare in una rinascita in tempi record. E’ una realtà che non si qualificherà ai playoffs (probabile) ma rimarrà per tutti uno scoglio da arginare.

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