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Howard critica i compagni: “Se non volete giocare state a casa!”. Addio più vicino

Howard mostra segni d’insofferenza per il resto squadra e la magia tra lui e i Magic sembra davvero essere finita

L’ho detto (questo l’articolo QUI) e lo ribadisco: i Magic sono una squadra incomprensibile, discontinua nel rendimento e assolutamente lontana anni luce dal valore delle vere contender. Nella notte in cui tutte le Big dell’Est vincono (Miami, Chicago e Boston ok, solo New York perde ma con gli Heat), la sconfitta 93-67 rimediata in quel di New Orleans (esatto New Orleans, la stessa squadra che fino ieri segna un “impressionante” score di 9 sconfitte consecutive), è per certi versi una tragicomica copia di quella subita a Boston ma ha lasciato uno strascico ben più grave nei Magic, incapaci di segnare almeno 20 punti in un quarto proprio dal terzo quarto della sfida con i Celtics (per un totale di 6 quarti consecutivi, ndr).

Superman è un sanguigno, lo sanno tutti soprattutto i suoi fan, uno che se le cose le deve dire le dice e la peggior condanna per Orlando è il tono calmo con cui, a fine gara, Howard seduto nello spogliatoio parla dei suoi rinunciatari compagni, sintomo evidente di disaffezione, non verso i colori che lo hanno consacrato e che gli rimarranno sempre nel cuore né verso i tifosi che continuano a sostenerlo ma verso coloro i quali avrebbero dovuto convincerlo a rimanere.

“Guardo i ragazzi e non sembrano aver voglia di giocare: a metà gara l’ho detto chiaramente loro ‘se non volete giocare, potete rimanere negli spogliatoi perché non ha senso farci umiliare da una squadra che dovremmo battere!’ Fa male andare in campo dare tutto quello che hai e aspettarsi che gli altri facciano lo stesso. Non faccio nomi ma se ti va di giocare? Rimani a casa! Qui lavoriamo sodo. Voglio vincere il campionato. Io lavoro sodo tutte le sere e tutti devono fare altrettanto. Siamo pagati per giocare a basket e amiamo questo sport: allora perchè non dare tutto quando si va in campo?” – Dwight Howard

Parole dure nella loro semplicità ma difficili da non condividere da parte del’unico giocatore di Orlando in doppia cifra a fine gara (28 punti e 16 rimbalzi) e che sicuramente coach Stan Van Gundy non avrà gradito perché da stanotte Howard è, di fatto un separato in casa Magic. Una gara da 39% al tiro per Orlando, dominata in ogni settore (tranne che nello scontro tra i lunghi) da degli Hornets perfetti, situazione solo in parte giustificabile dall’utilizzo limitato (meno di 11 minuti) di Nelson a causa di un colpo alla mandibola conseguenza di uno scontro di gioco con Jack.

Ma Howard, nella sua apparente calma è un fiume in piena:

“Ci hanno distrutti stasera perché hanno dato tutto in campo ed era quel che volevano. Guardate il loro roster, parla da sé, eppure vanno in campo sempre per dare il massimo, ogni sera. Ci hanno perso a calci nel sedere stasera, non perché sono una squadra migliore della nostra, ma perché hanno dato tutto in campo.” – Dwight Howard

Parole dure: parole da sposa tradita nelle aspettative che prepara le valigie per tornare dalla mamma.

Da ieri sera Orlando ha un motivo in più per prepararsi all’addio dall’uomo che ha riscritto la breve storia della franchigia.

Fonte: Yahoo!Sports

Una risposta a Howard critica i compagni: “Se non volete giocare state a casa!”. Addio più vicino

  • Il Marchese del Grillo scrive:

    È ormai evidente che Orlando è troppo discontinua per essere considerata una contender e i suoi uomini non mi sembrano di quelli in grado di venir fuori nei playoff (come ad esempio Laker,Spurs o Mavs)..per me se howard se vuole vincere ha bisogno di una squadra migliore con un’altra star ke lo affianchi

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