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Dan Gilbert è sempre Dan Gilbert

Dan Gilbert in un foto montaggio del sito jockpost.com

Lo avrete sicuramente capito: tra me e Dan Gilbert non scorre buon sangue. Non sopporto le persone che si lanciano in j accuse sterili, puerili e denigranti per chi le subisce, soprattutto visto il pulpito da cui proviene la predica.

Sono incappato in un articolo di Bob Finnan apparso sul The Morning Journal che parla di come Gilbert si riprometta di non mandare più tante mail semi-deliranti e di “rispettare l’etichetta” anche via mail:

Gilbert ha ammesso che ci penserà su due volte prima di mandare una mail al commissario NBA Stern o agli altri proprietari della lega. Ha suscitato scalpore quando ha espresso il proprio disappunto quando New Orleans ha provato a cedere Paul ai Lakers. Ne è nata una vera e propria controversia.

“E’ un po’ scocciante che qualcuno divulghi una mail personale. I proprietari si mandano messaggi e commenti su molte cose in questo mondo tenendo veri e propri ‘botta e risposta’. E’ stato insolito e scioccante vedere la mia mail in mano ai media Pensavo fosse un sogno. Sfortunatamente non lo è stato. Per me è stata una lezione: non mandare così tante mail e controllare bene cosa scrivo e dico.” – Dan Gilbert, proprietario dei Cleveland Cavaliers

E’ davvero possibile che Dan Gilbert, lo stesso Dan Gilbert che ho così spesso criticato e anche duramente, abbia capito di essere un meschino, egocentrico uomo d’affari sempre pronto a gettare fango sugli altri quando è sé stesso lui più di tutti dovrebbe compatire e accusare? Possibile che abbia imparato l’autocontrollo? Possibile che cambino i suoi controversi modi di agire e le sue discutibili opinioni?

La risposta fortunatamente (e, al contempo, sfortunatamente, ndr) è NO.

E non solo il solo a pensarla così. Anche Eric Freeman concorda nel pensare che quello che la lezione imparata da Gilbert sia quella sbagliata. A parte che Gilbert non ha imparato l’autocontrollo ma semplicemente ha capito che è meglio smettere di mandare mail per evitare di perdere la faccia di fronte ai supporter nel caso in cui finiscano nuovamente nelle mani dei media, ma poi quello che sfugge realmente al proprietario dei Cavs è che le mail incriminate hanno di fatto creato un pericolo precedente nelle relazioni tra lega-proprietari-New Orleans-spettatori, una sorta di “cortocircuito istituzionale della NBA”, in cui qualunque presidente con argomentazioni più o meno valide e soprattutto personali potrà mandare all’aria trade fatte da altri.

Possiamo andare a dormire tranquilli: non rischiamo di fare la fine di Robert De Niro in C’era una volta in America di Sergio Leone: quando James Woods, steso al sole sulla spiaggia di Miami, legge la notizia della fine del proibizionismo e gli sibila: “Noodle, siamo disoccupati!”?

In fondo…meno male che Dan Gilbert c’è!

Fonti: YahooSports, The Morning Journal

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