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Bye bye Magic: chi è causa del suo mal…(rim-)pianga Howard

Anche sforzandosi veramente di capire i Magic, Orlando è e rimane un’incognita incomprensibile: un giorno candidata alla vittoria finale ascesa di diritto nell’Olimpo delle contender, il giorno dopo non si capisce perché Howard non abbia chiesto di essere ceduto prima.

Non prendiamoci in giro, questa Orlando non è una contender e non lo sarà mai. C’è poco da girarsi attorno: il nocciolo della questione è questo. Poi è nelle nostre facoltà criticare Howard per la sua volontà di andare a giocare dove può vincere con l’ausilio di altri giocatori, ma è una strada intrapresa da altri big della NBA (James e Anthony in primis).

Quella di ieri al Boston Garden non è stata solo una brutta sconfitta: una vera contender non può perdere contro una Boston in piena emergenza di risultati e in più con Rondo e Allen fuori. Allora il pericolo concreto che questi siano i veri Magic c’è: un gruppo potenzialmente impressionante ma fortemente discontinuo, l’ennesima palese dimostrazione del perché Howard se ne andrà dalla Florida e del perché deve andarsene.

I Magic hanno bisogno di una starring partner per Howard in grado di girare a proprio favore le serate in cui il lungo gira a vuoto, che possa aprire le difese spesso troppo strette attorno a Dwight. Anderson ci ha provato ma semplicemente non è lui la risposta.

Il recente passato dice di una Orlando che è stata Howard e una serie di contratti senza alcuna progettualità: prendere Gilbert Arenas per Rashard Lewis lo scorso anno né è un esempio, tanto che i Magic in questa stagione hanno subito usato la Amnesty Clause conArenas, di fatto costringendosi a tenere il pesantissimo contratto di Turkoglu ($11 milioni di dollari). Non basta? Allora come definire l’affare Richardson (quattro anni a $25 milioni)?

Nell’aggrapparsi a Dwight hanno finito con il danneggiarsi e con il negarsi la possibilità di tenerlo nel loro roster: questa scellerata gestione dell’affair Howard ha mostrato tutta la mancanza di organizzazione e l’incapacità di piazzare i giocatori giusti attorno al loro uomo franchigia. Howard, con la sua richiesta di essere ceduto, sta giocando l’ultima partita con i Magic dando loro la possibilità di salvare o la capra o i cavoli: ricostruire una squadra approfittando della sua cessione anziché attendere immobili la fine della stagione e perderlo da free-agent (esattamente come fatto da James).

Chiamate Howard come volete: codardo, uno che scappa, narcisista. La pesante sconfitta di ieri sera ha dimostrato la vera natura del roster dei Magic: un insieme di giocatori con contratti ingiustificatamente alti e Dwight Howard.; 18 punti di Superman e nessun altro giocatore dei Magic in doppia cifra. Troppo poco.

Una ricetta non adatta a vincere un titolo: non lo è stata in passato, non lo è ora, non lo sarà mai.

Fonte: The Hoop Doctors

3 risposte a Bye bye Magic: chi è causa del suo mal…(rim-)pianga Howard

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