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Lente di ingrandimento: NORTHWEST DIVISION

La terza puntata del nostro viaggio attraverso il mondo delle divisioni NBA ci porta a far visita alla Northwest Division che l’anno scorso è stata tra le più combattute e che ha visto terminare le prime tre squadre rispettivamente al quarto, quinto e sesto posto nel ranking dei playoff.

Quest’anno è lecito aspettarsi un po’ di competitività in meno, con i Thunder che con un anno di esperienza in più e con la freschezza della loro giovane età non dovrebbe aver problemi a giocare una stagione con un calendario così fitto e potrebbe fare il salto qualitativo necessario a scalare posizioni ad Ovest. Dietro di loro scalpita Denver, uscita forse indebolita da tutte le emigrazioni verso la Cina che ha dovuto subire ma con un progetto sempre interessante e Portland che nonostante la sfortuna e l’addio prematuro a Brandon Roy rimane sempre una squadra che nelle difficoltà si esalta. Poche pretese per Utah, che deve pensare a ricostruire dopo una vita passata sotto la guida di Coach Sloan e che deve sviluppare i giovani a Roster. Interessante invece sarà seguire Minnesota, con coach Adelman che potrebbe regalare spunti interessanti anche a una franchigia ultimamente incline a stare nei bassifondi e guidati da un GM come Kahn che definire inadeguato ai livelli NBA è dire poco.

Vediamo allora come si presentano ai nastri di partenza le squadre della Northwest.

OKLAHOMA CITY THUNDER (2010-2011 / 55-27 / DIV. 13-3)

ARRIVI:
PARTENZE:
QUINTETTO: WESTBROOK, SEFOLOSHA, DURANT, IBAKA, PERKINS

A far da schiacciasassi della division sarà con ogni probabilità la corazzata Thunder. Uno dei punti di forza su cui i Thunder potranno contare è che sostanzialmente la squadra è rimasta la stessa dello scorso anno. La differenza, per quanto possa sembrare minima, è che alcuni giocatori come CollisonPerkins sono entrati nel nuovo contratto. Per il primo parliamo di una vera e propria genialata di Presti: il salario di Collison era altissimo lo scorso anno per assorbire il fatto che da questa stagione alle prossime 3 avrà un contratto basso e a scendere, per permettere il massimo della flessibilità alla franchigia. Sul fronte Perkins invece parliamo di un contratto sostanzialmente equo per il valore assoluto del giocatore, cosa rara per un lungo, soprattutto a giudicare dalle ultime firme.

Quintetto che rimane, come il roster, invariato rispetto alla scorsa stagione, con James Harden a ricoprire il delicato ruolo di sesto uomo come cambio di Sefolosha ad aumentare la pericolosità offensiva senza per questo diminuire l’efficacia nella propria metacampo. Maynor dovrà dare portare calma nei momenti in cui Westbrook perde la testa e inizia a giocare di testa propria, momenti che ci si aspetta diminuiscano rispetto alla passata stagione in un percorso di crescita che il ragazzo ha intrapreso da quando è entrato nella lega e al quale manca giusto questo step (fondamentale). Collison, il cambio dei lunghi è la garanzia, insieme a Mohammed, di solidità difensiva. L’incognita, oltre all’approccio di Westbrook alle partite, è la condizione fisica di Kendrick Perkins. Non tanto per quanto riguarda il recupero dall’infortunio al ginocchio patito nelle Finals di 2 stagioni fa e che l’ha tenuto ai box per parte della scorsa stagione, ma perchè a giudicare dalle fotografie girate in questi giorni l’ex centro di Boston ha perso molti kg. Circostanza che in genere è positiva per un lungo con problemi alle ginocchia, ma per uno che fa della difesa in post la sua arma migliore potrebbe voler dire una minor resistenza agli scontri fisici. Se invece questa condizione di forma smagliante gli consentirà di essere sempre efficace nella difesa stanziale e acquisire una maggiore rapidità negli aiuti difensivi, i Thunder potrebbero davvero aver fatto Bingo. L’anno scorso la squadra si è dovuta arrendere in Finale di Conference ai futuri campioni di Dallas, suscitando anche qualche critica.

Quest’anno, con il roster rodato (la scorsa stagione il team dei playoff ha iniziato a giocare insieme solo a febbraio) e un anno di esperienza in più sulle spalle dei più giovani l’obiettivo è quello di arrivare a giocarsi direttamente la Finale NBA: obiettivo che pare a portata di mano.

POSSIBILE POSIZIONE IN DIVISION:

DENVER NUGGETS (2010-2011 / 50-32 / DIV. 9-7)

ARRIVI: NENE (rifirmato), FERNANDEZ (Dallas), BREWER (Dallas), FARIED (draft)
PARTENZE: JR SMITH, W. CHANDLER, KENYON MARTIN
QUINTETTO: LAWSON, FERNANDEZ, GALLINARI, FARIED, NENE

Dietro i Thunder sgomitano i Denver Nuggets di Danilo Gallinari che nella preseason ha favorevolmente impressionato. La squadra si è dovuta ridisegnare rispetto alla scorsa stagione, sia per scadenze contrattuali, sia per la smania di alcuni giocatori di andare a giocare durante il lockout nella lega cinese dove saranno costretti a rimanere fino a fine stagione. I Nuggets dovranno ora fare a meno di JR Smith, Wilson Chandler e Kenyon Martin (tutti in scadenza),ma che avrebbero potuto dare il loro apporto alla squadra. Per sostituirli Masai Ujiri ha dovuto inventarsi qualcosa e pare esserci riuscito abbastanza bene.

Il fatto fondamentale per Denver è innanzitutto l’aver rifirmato il Free Agent più importante, Nenè, anche se a cifre piuttosto alte a causa della folta concorrenza. Per sostituire JR Smith, è stato preso da Dallas Rudy Fernandez con la promessa di George Karl di farlo diventare la guardia titolare, cosa che assicura a Denver la volontà dello spagnolo di restare a roster. Fernandez avrebbe era pronto il suo esilio dorato al Real Madrid piuttosto che avere un posto da coprotagonista a Portland prima e a Dallas poi. Da Dallas è arrivato anche Corey Brewer, interessante giovane mai del tutto esploso che può surrogare la mancanza di Wilson Chandler, anche se con un minutaggio ridotto.

Da valutare sarà l’effetto della mancanza di Kenyon Martin che la scorsa stagione era titolare nel ruolo di ala grande. K-Mart con la sua fisicità difensiva infatti era in grado di sopperire alle lacune del suo compagno di reparto brasiliano e soprattutto pare fosse un collante molto importante nello spogliatoio. Per sostituirlo al meglio, anche se il progetto inizialmente avrebbe previsto un inserimento più graduale, è stato preso al draft Kenneth Faried, rookie di Morehead State dalle caratteristiche molto simili proprio al primo Martin, quello che garantiva spettacolo in campo aperto e un’efficacia difensiva fuori dal comune grazie alle sue doti atletiche. Al Ty Lawson, visto in crescita la passata stagione e titolare nel ruolo di play, è stato affiancato come riserva Andre Miller in arrivo da Portland per Felton, garantendo solidità in cabina di regia e punti in attacco. L’ultimo nodo di mercato, al momento ancora da sciogliere, è il rinnovo di Arron Afflalo. Afflalo sarebbe un giocatore importante per la franchigia, anch’egli in crescita e probabile guardia titolare nei momenti caldi della gara (con buona pace di Rudy).

E’ probabilissimo che coach Karl, che utilizzi Andrè Miller da sesto uomo in grado di sostituire all’evenienza anche la guardia nel caso Afflalo non dovesse rinnovare. Tra i punti di forza mostrati finora c’è sicuramente la profondità del roster, se si considera che a seduti in panchina ci saranno anche Chris Andersen che, se sano, potrà dare un grosso supporto sotto le plance,  Al Harrington che con tutti i difetti che gli si può imputare i suoi 15 minuti di follia offensiva li può tranquillamente dare, il Corey Brewer citato prima e anche Timoftey Mozgov che potrebbe fornite un aiuto difensivo in caso di necessità.

Al momento è difficile dire quale sarà la dimensione esatta di questo team. Chiaramente il primo obiettivo è ripetersi e raggiungere i playoff e a quel punto dipenderà molto dal rendimento di alcuni giocatori chiave. Ora come ora, con Martin partito, per lottare ad alti livelli manca forse la star a cui rivolgersi nel momento in cui la palla pesa maggiormente, anche se giocatori come Gallinari, Andre Miller o Rudy Fernandez sono tutti giocatori di un certo calibro con le capacità di caricarsi a turno sulle spalle la squadra quando ci sarà bisogno. Di sicuro però Karl ha una squadra da plasmare come piace a lui e Denver sarà una squadra che darà fastidio a molti anche nella postseason e da seguire con simpatia.

POSSIBILE POSIZIONE IN DIVISION:

PORTLAND TRAIL BLAZERS (2010-2011 / 48-34 / DIV. 10-6)

ARRIVI: CRAWFORD (Atlanta), FELTON (Denver), SMITH, ODEN, THOMAS (Chicago)
PARTENZE: JR SMITH, W. CHANDLER, KENYON MARTIN
QUINTETTO: FELTON, METTHEWS, WALLACE, ALDRIDGE, CAMBY

Per Portland sarà una stagione di adattamento alla perdita della propria stella, Brandon Roy, ritiratosi questa stagione all’età di 27 anni per problemi cronici alle ginocchia. Un vero peccato, perchè i Blazers fino a due stagioni fa sembravano veramente la squadra del futuro. Ancora una volta sfortunatissimi i Blazers che, però, hanno dimostrato di sapersi esaltare nei momenti di difficoltà, nonostante una gestione societaria di dubbio valore, che ha privato la franchigia di un GM vero e proprio dopo l’allontanamento di un ottimo Kevin Pritchard. Movimenti, però, ne sono stati fatti e anche positivi, come la firma di Jamal Crawford che prenderà nel corso della stagione arriverà a ricoprire il ruolo di sesto uomo lasciando progressivamente sempre più spazio alla sorpresa della scorsa stagione, Wesley Matthews, che dopo l’infortunio di Roy lo aveva sostituito egregiamente. Insieme a lui sono arrivati nel backcourt Raymond Felton, scambiato per Andre Miller e Nolan Smith, senior di Duke che ha vinto lo scorso anno l’MVP dell’ACC e che pare essere un giocatore solido e già pronto per giocare in NBA, lascia però dubbiosi la scelta di farlo giocare play come sostituto di Felton. Nel reparto lunghi invece rifirmato Oden (e nuovamente alla presa con problemi fisici) è arrivato a dare una mano il vecchio ma sempre utile Kurt Thomas, che come al solito darà il suo contributo difensivo di alto livello anche a 40 anni suonati.

Il presumibile quintetto base si differenzia da quello dello scorso anno per la presenza di Felton che potrà giocare in Pick&Roll con Aldridge come fatto la maggior parte della scorsa stagione da Miller. Il francese Batum sarà la certezza e probabilmente l’arma tattica da utilizzare in alcuni contesti, magari in quintetti “piccoli” con Aldridge da 5. L’aggiunta fondamentale sarà ad ogni modo quella di Crawford da sesto uomo, che deve dare quanto dato lo scorso anno in Gara 2 da Roy con una certa continuità per sperare di ripetere le ottime prestazioni degli scorsi anni. Interessante sarà vedere il ruolo che avrà Nolan Smith nella squadra e che impatto potrà avere.

Proprio dai punti interrogativi di questa stagione (ruolo di Smith, ritorno all’attività di Oden) si potranno capire le reali possibilità di crescita del team, che potrebbe però essere avara di soddisfazioni e visto come si sono rafforzate altre franchigie a Ovest i playoff raggiunti lo scorso anno sono a rischio. E’ possibile che, in questa stagione, Portland si preoccupi soprattutto di programmare bene il futuro (nuovamente) dato che alcuni contratti in scadenza daranno spazio per movimenti futuri, anche grazie al cap liberato dall’amnesty data a Roy che ha permesso la firma a 5 milioni all’anno di Crawford.

POSSIBILE POSIZIONE IN DIVISION: 3 – 4°

UTAH JAZZ (2010-2011 / 39-43 / DIV. 7-9)

: KANTER (draft, 3), J. HOWARD (Washington), TINSLEY
PARTENZE: KIRILENKO,
QUINTETTO: HARRIS, MILES, J. HOWARD, MILLSAP, JEFFERSON

Inutile nascondersi dietro un dito: per Utah si prospetta l’ennesima annata di transizione ma considerando che nello Utah i cambiamenti li hanno visti a metà della scorsa stagione (e sono stati cambiamenti epocali vista la dipartita del loro miglior giocatore Deron Williams e del loro storico coach Jerry Sloan), ogni possibile variazione o aggiunta al roster oggi pare quasi iniqua. Sono però arrivati alcuni giocatori su cui la franchigia punta molto per il futuro. In primis, ovviamente, Enes Kanter, centro turco draftato alla numero 3 dalla franchigia mormone questa stagione. Il giocatore, che l’anno scorso ha giocato per l’università di Kentucky, continua la tradizione di centri turchi dei Jazz seguendo direttamente Memhet Okur, ancora a roster a Utah che dovrà aiutare il giovane connazionale nella crescita all’interno della lega. A fare coppia con lui un altro giovane, Derrick Favors, non proprio un nuovo arrivo perchè atterrato a Salt Lake City nello scambio Deron Williams. Notizia fresca delle ultime ore è invece la firma di Josh Howard, in cerca di riscatto dopo le ultime grigie prestazioni a Washington. Per il resto nulla da segnalare, se non la curiosità di vedere rifirmato per una squadra NBA Jamaal Tinsley dopo 2 anni di assenza e dopo esser stato, a 33 anni, la prima scelta assoluta in NBDL quest’estate e la rinuncia ad Andrei Kirilenko al quale è scaduto il contratto monstre e pare interessato a giocare per i Nets insieme al suo vecchio compagno di squadra Deron Williams.

Problemi nel backcourt: con Harris, Miles e Howard che presumibilmente partiranno in quintetto toccherà a Hayward (al secondo anno), per il quale si aspetta l’esplosione, e al vecchio Raja Bell dare un contributo entrando dalla panchina. Molto meglio il reparto lunghi, dove oltre ai titolari ci sono i giovani scalpitanti, Kanter e Favors che insieme a Okur potranno dare il loro contributo sotto canestro. Burkssarà sarà probabilmente il cambio di Howard per poi, se dovesse fare bene, prenderne il posto spostando eventulmente Miles a guardia.

Non ci sono obiettivi tangibili per Utah se non quello di cercare di migliorare il record dello scorso anno. I playoff resteranno un miraggio e la parola d’ordine sarà per ancora un paio d’anni Ricostruzione. In questa stagione bisognerà capire bene su chi puntare e soprattutto sviluppare i giovani a roster, magari cercando di scambiare alcuni assett per ottenere qualche scelta al primo giro al draft.

POSSIBILE POSIZIONE IN DIVISION: 5°


MINNESOTA TIMBERWOLVES (2010-2011 / 17-65 / DIV. 1-15)

ARRIVI: BAREA (free-agent), RUBIO (draft 2009), RIDNOUR (Minnesota), DERRICK WILLIAMS (draft, 2), WELLS,
PARTENZE: –
QUINTETTO: RUBIO, JOHNSON, BEASLEY, WILLIAMS, LOVE

La sagra del peggior GM della NBA contemporanea continua così l’autolesionimo fa da padrone a Minnesota e anche se ci piacerebbe scrivere che è cambiato il GM: Kahn è sempre stabile al suo posto. Forse, per la legge dei grandi numeri, dopo tante scelte incomprensibili, Kahn ha finalmenteavuto una buona trovata chiamando a guidare i Timberwolves dalla panchina Rick Adelman, considerato unanimemente uno dei migliori allenatori in circolazione. Una boccata di competenza in una franchigia, quella di Minnesota, che da anni sta facendo scelte quantomeno discutibili.

Tanto per non smentirsi, Kahn ha voluto consolidare la sua nomea di GM inadeguato facendo scelte almeno dubbie sulla composizione della squadra. Dalla Free Agency infatti è arrivato JJ Barea, eroe degli scorsi playoff che lo ha visto vincere l’anello a cui Kahn ha elargito un quadriennale da 19 milioni totali, che è il prezzo per quanto fatto vedere in 2 serie di playoff, ma non sicuramente per il valore del giocatore a livello generale o anche solo nella carriera precedente alle 2 serie in questione. Barea che oltretutto è arrivato in un ruolo, quello di playmaker, dove ci sarebbe Rubio, altro neo arrivo dopo aver passato 2 stagioni in Europa a farsi le ossa e che sarebbe dovuta essere una delle pietre angolari della franchigia e Ridnour che nel caso lo spagnolo dovesse faticare avrebbe garantito solidità nel ruolo.

Oltre che nel ruolo di play, nel roster di Minnesota c’è troppa concorrenza anche nel ruolo di ala grande che sarebbe il ruolo ideale di Derrick Williams, preso al draft di quest’anno con la seconda scelta assoluta che però si trova davanti Kevin Love, stella della squadra, che è definitivamente esploso nel ruolo di Power Forward (dopo aver giocato anche come centro). L’ultima aggiunta, per Minnesota, è Bonzi Wells, fedelissimo di Adelman che con lui ha giocato a Sacramento nella stagione 2005-2006, che dà un po’ di esperienza alla squadra, nella speranza che non ne combini qualcuna delle sue in uno spogliatoio che ha già un paio di bombe ad orologeria come Darko Milicic e Michael Beasley.

Nel quintetto iniziale di coach Adelman avranno probabilmente da subito spazio i 2 neo arrivati Rubio e Williams, con Milicic relegato in panchina in favore di Love spostato nel ruolo di centro e Williams subito in campo a prendere confidenza con l’NBA. Barea verosimilmente continuerà ad entrare dalla panchina per i cambi di ritmo (anche se già Rubio sarebbe decisamente adatto alla corsa) e Ridnour che entrerà quando i due combineranno pasticci (e ne combineranno, statene certi). Nel ruolo di guardia Wells giocherà i pochi minuti che non si dovranno spartire Johnson ed Ellington con il primo che presumibilmente giocherà anche in ala piccola, data la mancanza di Martell Webster out per tutta la stagione. Il ruolo di ala grande è quello più ingolfato, con il rookie Williams, Love che qualche minuto lo giocherà e la coppia di Anthony (Randolph e Tolliver) che paiono sempre sul punto di sbocciare ma che finiranno per appassire. Nel ruolo di 5 Milicic entrerà per dare difesa (e consentire a Love di tornare nel suo ruolo naturale), Nikola Pekovic potrebbe essere l’uomo da testare per farne un role player mentre Brad Miller si godrà un anticipo di pensione.

Nonostante la preparazione di coach Adelman, la squadra è, come al solito, assemblata male, con sovrabbondanza in alcuni ruoli e pesanti lacune in altri. Purtroppo poi oltre a centrare difficilmente i playoff quest’anno, Minnesota non abbia al momento nemmeno prime scelte al prossimo draft. Facile intuire quindi che il roster subirà variazioni di qui a febbraio per cercare di ottenere qualche scelta e riequilibrare un po’ il roster, anche se temo che con Kahn come GM gli scambi potrebbero non essere così vantaggiosi. Da seguire però con curiosità la stagione di Ricky Rubio che in NBA potrebbe non aver così bisogno di utilizzare il suo (pessimo) tiro da fuori ma potrà dar libero sfogo al suo estro.

POSSIBILE POSIZIONE IN DIVISION: 3 – 4°

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