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I ricordi dei Lakers e dei Mavericks

Adesso è l’ora dell’ovest con una bella e laga vittoria dei Los Angeles Lakers, con un Bryant stellare, e Oklahoma City che batte i campioni in carica di Dallas, possiamo dire che una risposta a Miami c’è. Non dimentichiamo mai che la stagione è si più breve del solito, ma, come abbiamo già ripetuto, è compressa e zeppa di partite le quali, cadenzate in questa maniera, possono far saltare il banco n ogni momento. Non dimentichiamoci lo scorso anno come gli Spurs, i favoriti fino a 5 partite dalla fine della regular season, sono crollati propri nei playoffs. Insomma entrare in forma troppo presto, sicuramente, non sarà una cosa positiva e se si deve perdere, è meglio perdere adesso.

Bryant è immenso, meno fisico di Lebron e Wade, ma con un talento unico che contro New York è affiorato con movimenti che ricordano Michael Jordan, non tanto per la particolarità, ma quanto per l’immarcabilità. Stare davanti a New York di 24 punti non sarà semplice per nessuno, ma i Lakers lo hanno fatto. Più vedo questi Lakers e più mi lecco i baffi immaginandomeli con Bynum centro e Gasol ala forte, voglio vedere come il nostro Ettore Messina ha pensato di far giocare i 2 insieme, visto che il gioco d’attacco dei gialloviola sta migliorando partita dopo partita. Interessante l’innesto di Mcroberts, che non sfigura affatto e riesce a dare lughezza al roster creando una panchina lunga.affidabile. Ettore Messina sfrutta appieno questo e aumentando i pick and roll alti centrali (spesso con Gasol bloccante) permette uno scarico iù facile sull’angolo forte per un tiro da 3 abbastanza libero. Creando pericolosità perimerale permette a Bryant e soci un pochino più di spazio per le penetrazioni. Con palla in guardia, si sfrutta molto il post basso di Gasol (immagino anche Bynum) che se viene raddoppiato c’e’ il passaggio sul lato debole per un alley hoop o un ribaltamento che permette una situazione di vantaggio. Il triangolo è già un ricordo.

Altra situazione è quella di Oklahoma che, adesso, ha un record di 4 vinte e 0 perse, e detta così sembrerebbe una squadra rullo compressore, ma invece non è così. Ottima panchina, assenza di giocatori forti nell’area del pitturato, un fenomeno vero e proprio alla guida della squadra, naturalmente Kevin Durant, e un play in prospettiva devastante. Nulla da dire per Oklahoma, anche se ancora non convince appieno, forse abbiamo bisogno di più riscontri anche se, e ve lo dico a dicembre, cambiando poco le proprie pedine avrà un vantaggio non da poco nei confronti delle franchigie che hanno modificato sensibilmente il loro roster.

Una partita sempre molto equilibrata che se da una parte (Thunder) ha un direttore d’orchestra perfetto sublimato dal tiro della vittoria, dall’altra c’e’ un solista che regge la squadra e la trascina fino al +1 (col tiro di Carter) ma non riesce nell’impresa. Dallas sta migliorando, Odom risulta ancora un oggetto non identificato che non riesce a trovare il suo reale spazio nella squadra e per questo  i Mavericks risultano globalmente indeboliti. Non riescono ad instaurare un gioco d’attacco continuo e tutto sembra dettato dalle iniziative personali, altro problema è l’eccessivo minutaggio di alcuni titolari che invece dovrebbero essere preservati. Insomma non facile come situazione e sinceramente non vedo una via d’uscita semplice, a rischio i playoffs. E poi qulla palla li, Kevin Durant non la DEVE prendere, la difesa di Dallas glielìha concessa e questo è un errore imperdonabile. In questo caso, l’anello è già un ricordo.

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