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Shaq e Duncan: eterni rivali a caccia del quinto titolo

Le parole su Shaquille O’Neal, uscite dalla bocca di Tim Duncan al termine della gara vinta da Boston su San Antonio, la notte di giovedì 5, hanno lasciato un alone a metà tra lo stupore e la malinconia.

Fino a qualche anno fa’, infatti, la gara tra le due migliori squadre della Lega sarebbe stata attesa per la sfida Shaq-Duncan, due dei più forti e vincenti giocatori NBA.

“Siamo due padrini ora”, ha detto Duncan mercoledì sera. “Siamo vecchi giocatori del campionato, con tante battaglie vissute insieme”.

Dopo la doppia sconfitta nel back-to-back, ed il pasticcio nell’ultimo possesso nella partita persa 105-103 al Garden, una specie di sorriso si è intravisto sul volto del veterano degli Spurs, ricordando i duelli con il rivale di sempre. Non sono mai stati amici per la pelle, ma sono sempre stati legati.

Shaq è stato l’alter ego di Duncan, il personaggio dei cartoni animati con una vitalità, forza e carisma senza pari. E’ stato comico e camaleonte, una forza della natura, sempre al centro dell’attenzione. Duncan, forse il miglior giocatore NBA per fondamentali, è invece sempre stato pacato, una star poco appariscente e lontana dai flash, con una disciplina e resistenza che Shaquille non si è mai lontanamente sognato.

E proprio questo loro opposto modo di vivere dentro e fuori dal campo, è ciò che ha reso la sfida tra O’Neal e Duncan così avvincente, quasi uno scontro epico, con San Antonio a contrastare la dinastia Lakers degli anni 2000.

“Immagino che sia un po’ come ciò che ha reso storica la rivalità tra Russell e Wilt Chamberlain”, ha commentato R.C. Buford, general manager degli Spurs.

Insieme hanno vinto 8 campionati e 3 trofei di MVP dell’NBA ed hanno dominato per più di un decennio. Ora però il ticchettio dell’orologio sta correndo verso la fine, e Duncan sospira: “Stiamo entrambi realizzando che abbiamo tanti anni alle spalle, e pochi davanti a noi. Ci stiamo godendo questo momento”.

Entrambi hanno la possibilità di vincere il loro quinto anello, ma per ottenerlo hanno compiuto scelte diverse.

Duncan, 34 anni e bandiera degli Spurs, ha ormai le ginocchia che scricchiolano da qualche anno. Il suo utilizzo, perciò, risulta maggiormente limitato e controllato, in modo da permettergli di arrivare più fresco e riposato ai play-off.

Shaq, invece, è un “vagabondo” di 38 anni che nell’ultimo anno è passato da Phoenix a Cleveland, fino ad arrivare a Boston, per inseguire il quinto titolo e superare il rivale di sempre.

“Il suo ego lo rende un giocatore non facile da gestire, ma penso che sia ancora il giocatore più dominante in circolazione”, ha dichiarato il coach dei Celtics Doc Rivers. “Ha un’esperienza tale da potersi riprendere dalle stagioni a Cleveland e Phoenix. Inoltre ha tanta voglia di vincere”.

Per i media la sfida finale sarà Heat-Lakers, ma gli Spurs e Celtics hanno rispettivamente il miglior record ad Ovest ed a Est.

Boston è forse la squadra più completa di tutta l’NBA, nella quale Shaq può ancora essere un fattore, ma deve riuscire a collocarsi all’interno di un sistema con tante stelle.

Per Tim e gli Spurs il discorso è più complesso. La franchigia è stata incentrata per più di un decennio sulla sua classe, ma ora la musica è cambiata. Gregg Popovich infatti ha modificato il gioco degli Speroni, incentrato ora sulla velocità e l’atletismo, aumentando la circolazione di palla e consentendo maggiori libertà a Tony Parker e Manu Ginobili.

“Tim non è in grado di fare tutto ciò che ha fatto negli anni passati, ma sappiamo quello che può dare al massimo della condizione, ed abbiamo un grande bisogno di lui”, ha detto Popovich. “Lui prende sempre la decisione dannatamente migliore.”

E’ stata la sfida più affascinante di un’intera generazione, due superstar che hanno viaggiato in percorsi paralleli personali e professionali.

“Abbiamo vissuto insieme tutte le battaglie dei playoff, tutti gli All-Star Game” ha concluso Duncan. “Noi due ormai siamo vecchi”.

E forse, proprio questi due grandi veterani si troveranno nuovamente di fronte nella finale NBA, per l’ennesima sfida in onore dei “vecchi tempi”, per tentare di portarsi a casa il quinto e forse ultimo titolo della loro straordinaria carriera.

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