Igoudala mette la firma sulla vittoria
Scusate il ritardo, ma Phila non è morta! Philadelphia 76ers vs Boston Celtics 92-83 e i Sixers non lasciano nulla, sotto di 17 punti, dopo un inizio traumatico per qualsiasi squadra, riescono a recuperare limitando i campioni biancoverdi, escludendo dal gioco l’uomo più in forma, Kg, Igoudala decisivo con il 100% da tre. Phila fa rivivere quello spirito che caratterizzò la franchigia alla fine degli anni 70 e nei primissimi anni 80 con Doctor J. Squadra con un’intensità impressionante.
Sarebbe facile pensare ad una vittoria biancorossa ottenuta solamente dal declino dei Celtics, ma non è così. Phila ci mette del suo e non permette a Boston di gongolarsi troppo sul vantaggio ottenuto ad inizio partita. Male Turner che sparacchia troppo, ma la panchina reagisce bene, come spesso succede! E’ inutile dirvi che Philadelphia ora ha pareggiato una serie che la vede sfavorita, eppure non trema davanti a questa pressioni. Grande Phila!
41 punti dalla lunetta: i Lakers sono ancora vivi! Brutto gesto di World Peace
Da ieri, per poco più di 48 ore, Los Angeles è la capitale del basket NBA con 4 gare del secondo turno dei playoff in scena allo Staples Center. I Lakers, grazie al calendario accorciato varato da Stern andranno al primo back-to-back dei playoff dal 22-23 maggio 1999, altra stagione corta causa lockout, quando affrontarono gli Spurs.
I tifosi losangelini accolgono nel migliore dei modi i proprio beniamini addirittura indossando le maglie che vengono distribuite e di solito relegate sotto i sedili dello Staples. Un impatto visivo decisamente da urlo che rende l’idea di quanto importante fosse questa gara per i padroni di casa arrivati con il punto di non-ritorno a un passo, quel terribile 0-3 che nessuno nella storia NBA è mai riuscito a ribaltare.
Rose operato, la prossima stagione a rischio
L’operazione è andata bene, ma Derrick Rose rischia addirittura di saltare interamente la prossima stagione. Il giocatore dei Chicago Bulls si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro lo scorso 28 aprile, nel corso di gara 1 della serie di primo turno dei playoff contro i Philadelphia 76ers, ed è stato costretto ad andare sotto i ferri, operato sabato scorso al Rush University Medical Center.
“L’operazione è andata estremamente benenon ci sono state sorprese. Siamo molto ottimisti, ma se la domanda è legata ai tempi di recupero per un atleta di questo livello generalmente servono tra otto e dodici mesi. Alcune volte i tempi si accorciano, altre volte si allungano“. - Dr. Brian Cole
I Clippers non hanno benzina e gli Spurs rispondono ai Thunder
Nonostante roster costruiti in maniera totalmente diversa, nonostante l’odio tra le due tifoserie, nonostante la grande rivalità tra i giocatori, le squadre di Los Angeles sono accomunate dallo stesso destino: essere dietro nella propria serie di semifinale per 2-0. Non certo un vanto ma se i Lakers hanno mostrato una certa reazione in gara 2 (pur perdendo clamorosamente in 128″), i Clippers sono stati nuovamente battuti dagli Spurs in maniera netta all’AT&T Center con il punteggio di 88-105 mettendo una seria ipoteca sul passaggio del turno.
Una volta ancora i Clippers hanno dimostrato di dipendente troppo dalle prestazioni del loro playmaker che in questo momento però non può aiutare la squadra a dovere tanto da diventare più il problema che la soluzione per la sua squadra (nel primo quarto ha Paul chiuso con 3 falli, 2 punti, 2 assist e 2 rimbalzi); con Chris Paul dolorante (all’anca e all’inguine, ndr) e lontano dalla miglior forma, i Clippers non riescono praticamente mai ad impensierire gli avversari che prima costruiscono un vantaggio di 8 punti nel primo quarto di gioco e prendono definitivamente il largo nel terzo e nel quarto. Troppo poco per i Clippers riuscire ad aggiudicarsi il solo parziale del secondo quarto. Del Negro sembra incapace di trovare stimoli per i suoi: idee dalla guida tecnica della squadra, che già scarseggiavano prima, non sembrano proprio essercene e questo compleata un quadro sconfortante per i losangelini.
VIDEO: Il figlio di Chris Paul imita Blake Griffin!
In conferenza stampa Chris Paul si presenta col suo figlioletto di due anni. Un’imitazione di Blake Griffin da applausi!
Miami è sull’orlo di una crisi di nervi, Indiana va in scioltezza!
Dexter Pittman che parte titolare dopo aver vissuto tutti i playoff da spettatore non pagante, Haslem che gioca solo 7 minuti, Chalmers che segna 25 punti e Wade solo 5, un confronto serrato ai limiti della rissa fra Spoelstra e lo stesso Wade, ed in tutto questo gli Indiana Pacers che pasteggiano a caviale e champagne contro gli scombinati avversari: coach Vogel continua a predicare prudenza, ma in questo momento la serie ha un padrone e non si vede come possa cambiare la situazione.
La Bankers Life Fieldhouse è un’unica macchia gialla, ed in un’atmosfera infernale coach Vogel schiera il suo solito quintetto, mentre Spoelstra prova a tirare fuori conigli dal cilindro, partendo con Battier ala piccola, LeBron James ala grande e Pittman centro.
Il basket è altro
Il rapporto tra sport e etica è da sempre interessante fonte di studio così come la pratica del tentare di ingannare l’arbitro per ottenere un vantaggio è antica come lo sport stesso. Negli ultimi tempi c’è una “moda” che sta prendendo piede in NBA che non mi piace affatto e che reputo assai meschina e ben poco sportiva: quella di “accentuare” se non proprio di “simulare” i contatti subiti per indurre gli arbitri ad una chiamata in proprio favore. Negli States tale pratica viene chiamata “flopping” che tradotto significa letteralmente “cadere pesantemente”. Il fenomeno è davvero dilagante specie tra le nuove leve della NBA e la serietà del problema è testimoniata dal fatto che anche Stern ha deciso di muoversi per prendere dei provvedimenti annunciando per l’estate dei possibili cambiamenti di regolamento per punire questa pratica così sleale.
Ma è etico cercare di ingannare gli arbitri?
Larry Bird vince sempre! Nominato Executive of the Year
Dopo aver vinto i premi di Rookie of the Year, MVP, Coach of the Year, Larry Bird vince anche il premio come Executive of the Year! Inutile sottolineare come sia l’unico ad essere riuscito a servire il poker di trofei.
Con 88 punti il ‘President of Basketball Operations’ degli Indiana Pacers ha piegato la resistenza di RC Buford dei San Antonio Spurs e Neil Olshey dei Los Angeles Clippers.
VIDEO x RIDERE: Donna ubriaca invade il campo!
E’ accaduto durante gara 4 tra Lakers e Nuggets. Non si capisce il motivo, ma una donna seduta su una costosissima prima fila si alza e invade il campo.
In evidente stato di confusione e molto probabile ebrezza, viene poi accompagnata fuori da un addetto al campo. Ecco il video:
74 punti, 31 rimbalzi e 22 assist… e questo solo in 3!!!
Lo avevamo detto, se gioca il capitano non c’è possibilità per i 76ers. Boston Celtics vs Philadelphia 76ers 107-91 una partita divisa nettamente tra primo e secondo tempo. Nella prima parte l’equilibrio la fa da padrone, con le penetrazioni di Pierce da una parte e la velocità di Igoudala dall’altra. Da subito però, si è vista la concentrazione nei visi dei Celtics, l’intensità che hanno saputo tenere per tutti i 48 minuti è stata altissima. Phila non ha avuto armi, non perchè ha giocato male, ma è oggettivamente impossibilitata ad arginare Boston quando gioca così.
I Sixers ci provano, con la difesa, con il gioco in velocità e con la concretezza che li contraddistingue. L’equilibrio di squadra però è saltato, non sono riusciti a dare il contributo proprio i titolari biancorossi che hanno avuto percentuali bassissime o, come Igoudala, non hanno partecipato al gioco come dovevano. Insomma i 55 punti della panchina dei 76ers è un dato che non lascia spazio ad interpretazioni, vuol dire che il quintetto base si è limitato a segnare 36 punti, circa 7 di media. Questa squadra non se lo può permettere, o mantiene il punteggio molto basso come avvenuto nella seconda partita di questa serie, oppure ha bisogno di molti punti dalle sue bocche da fuoco. Le possibilità di passare sono molto basse, qualcosa deve cambiare in casa Sixers, ma credo proprio che manchi il materiale umano.
Harakiri Lakers e i Thunder ringraziano
Dopo la schiacciante vittoria dei Thunder in gara 1 era lecito aspettarsi o la conferma di tale supremazia da parte dei casalinghi oppure una certa reazione da parte dei Lakers se non dal punto di vista del gioco almeno dal punto di vista dell’agonismo e dell’orgoglio che in effetti c’è stata: nella notte Lakers e Thunder hanno dato vita ad una gara vivacissima anche se dal punteggio basso. A spuntarla sono stati ancora una volta i Thunder (75-77 il punteggio finale) guidati da un Kevin Durant formato MVP che non solo ha guidato i suoi nella fase offensiva (come è lecito aspettarsi dal miglior realizzatore della lega) ma anche in fase difensiva riuscendo a contenere un Kobe Bryant troppo impreciso al tiro.
Per i tifosi di Oklahoma è stato come rivedere un film già visto: come contro i Mavs in gara 1, sotto di 7 punti con 2:08 ancora da giocare (75-68), i Thunder, grazie ad un aumento dell’attenzione in fase di difesa da parte delle loro stelle, sono andati a vincere la partita grazie ad un parziale di 9-0 che tarpa le ali ai sogni gialloviola di espugnare la Chesapeake Energy Arena e arrivare a Los Angeles con la serie in parità.
Tutti contro Lebron… ma Wade?
Tutti parlano di Lebron James: predestinato o perdente? predestined o looser? A me non interessa schierarmi da una parte o dall’altra, a me interessa il capitano degli Heat: Dwyane Wade.
Nato 30 anni fa nei sobborghi di Chicago (ma quanto ne vengono da lì?) è uscito dall’Università di Marquette dopo 3 anni di esperienza (anche da assistant coach) per approdare nella sua unica squadra Nba, i Miami Heat. Lui è stato 5 scelta assoluta, ma nessuno si scandalizzi visto che lo hanno preceduto Lebron James, Darko Milicic (solo perchè alto), Melo Anthony e Chris Bosh (anche lui solo perchè alto). Wade ha sudato, corso, lavorato e studiato per diventare quello che è, non è solo talento.







